Nell’ultimo periodo i consumi di sushi e pesce crudo sono saliti vertiginosamente, e in molti si definiscono dei veri intenditori di uramaki, maki, sashimi o temaki. Ma quanto sanno davvero riconoscere un buon piatto di sushi da uno più scadente? Il segreto più semplice è quello di affidarvi proprio ai vostri sensi: vista, olfatto, tatto e gusto!

Maneggiare pesce crudo è una grande responsabilità, e le conseguenze di un errato trattamento o lavorazione possono trasformarsi in problemi per la salute: come le conseguenze che provoca all’organismo l’anisakis dovute alla mal conservazione.

1. Vista
Un ottimo pezzo di sushi lo si riconosce subito dal colore: il tonno dovrà essere di un rosso vivo ma non troppo acceso, lo sgombro invece è biancastro e non “fosforescente”, e più in generale tutto il pesce non vi dovrà apparire troppo lucido o artefatto. Meglio se conserva un aspetto naturale, il rischio è che altrimenti possa essere trattato con particolari sostanze per apparire “più bello” e quindi invitante.

2. Olfatto
Altro segnale di qualità è sicuramente l’odore. Un pesce non fresco inizia già ad avere un odore sgradevole dopo solo un giorno di mal conservazione. Non dovrà sapere fortemente di pesce, ma anzi dovrà essere quanto più neutro possibile.

3. Gusto
Neanche a dirlo, il sapore del pesce crudo deve essere fresco, tendenzialmente dolce e senza alcun retrogusto sospettoso. Se avvertite qualcosa di strano non esitate a lasciare lì il vostro piatto!

4. Tatto
Anche il tatto ha una componente fondamentale quando assaporate il sushi. Sia che lo mangiate con le bacchette, che con le mani – molti giapponesi lo degustano così – dovrà essere compatto, liscio, sodo ed elastico, per niente mollo o che si sfalda con facilità.

E, come regola generale, scegliete ristoranti di cui vi fidate, senza lasciarvi invogliare da un menu ad un prezzo troppo basso. Sicuramente i piatti non saranno di ottima qualità perché gustare del pesce fresco e gustoso ha il suo prezzo ma che vi ripagherà sicuramente!