La crisi della pesca è ormai evidente, i prezzi continuano a diminuire e le importazioni dall’estero sono in costante crescita, negli ultimi trent’anni, inoltre, il settore ha perso il 35% delle imbarcazioni e circa 18 mila posti di lavoro. Questo trend negativo deve far riflettere tutti i soggetti interessati ponendosi un’importante questione su quale sarà il futuro per la pesca nel nostro Paese.

Qualcosa si è mosso con il nuovo piano triennale della pesca e dell’acquacoltura 2017-2019, il quale prevede per i prossimi 3 anni alcuni obiettivi primari, partendo dalla tutela del reddito dei pescatori e della salvaguardia delle risorse marine. Gli interventi puntano anche allo sviluppo di un settore con un grande potenziale come l’acquacoltura.

La crisi di questo settore non è dovuta ad un singolo fattore, ma è da ricercare in più cause primarie. L’inquinamento marino riveste sicuramente un ruolo di primo piano, collegato a questo c’è sicuramente il sovrasfruttamento delle risorse a disposizione, ogni giorno più scarse. Il settore stesso non è dei più solidi in quanto frammentato in piccole e medie imprese che fanno fatica ad accedere al credito e alle reti distributive. Un’altra importante causa riguarda l’aumento dei costi che si affianca ad una diminuzione dei prezzi dovuta alla concorrenza dei prodotti provenienti dall’estero.

Una delle risposte possibili riguarda il tema della valorizzazione delle risorse ittiche di qualità disponibili nel Mediterraneo, alcune imprese hanno iniziato a puntare anche sulla filiera corta, vendendo direttamente al consumatore finale, ottenendo reciproca soddisfazione, oppure hanno optato per la lavorazione in proprio del pescato.

Un altro modo per rivedere il settore riguarda l’acquacoltura, settore ad oggi in grandissima espansione. Nel 2016 nel mondo il consumo di pesce allevato ha superato il pescato, forbice destinata inevitabilmente ad allargarsi data la pressione posta sui nostri mari.

L’Italia come l’Europa tutta dovrà trovare una soluzione affinché l’allevamento ittico diventi un’opportunità per tutti, pensando a modelli sostenibili e non dannosi per la salute nostra e dell’ambiente che abbiamo il dovere di difendere.

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