Gusti locali, mercati globali – Le risorse ittiche del Mediterraneo è il nuovo report presentato dal WWF alla conferenza Da dove viene il pesce che metti in tavola?” nell’edizione 2017 di SlowFish.

Il Mediterraneo rappresenta infatti un caso unico dal punto di vista ambientale, sebbene copra appena l’1% delle acque mondiali, è in cima alla lista mondiale per ricchezza della sua biodiversità.

I prodotti ittici che costituiscono una fonte di proteine per 3 miliardi di persone e il reddito 800 milioni di persone, si fonda proprio sulla pesca e sull’industria ittica. «In termini sociali, le attività di pesca rappresentano uno stile di vita antico ancora oggi alla base di molte culture. Nel Mediterraneo, i prodotti ittici possiedono una particolare importanza economica. Le comunità di pescatori tradizionali, i mercati ittici, i ristoranti di pesce e il patrimonio marittimo risultano fondamentali per l’identità culturale, economica e sociale della regione, tanto per i turisti quanto per le comunità locali.»

In totale nei paesi europei, che maggiormente beneficiano dei pesci del Mediterraneo, si consumano 7,5 milioni di tonnellate di pesce all’anno, un valore nettamente superiore alla media globale. Il 93% degli stock ittici del Mediterraneo, infatti, è sovrasfruttato: «Dunque, da dove proviene la maggior parte del pesce che appare sui banconi e nei menù dell’area Euro Mediterranea? È importata, principalmente dall’Atlantico e dai Paesi in via di sviluppo. Infatti, per ogni chilo di pesce pescato o allevato nelle nazioni dell’area Euro Mediterranea, quasi altri 2 chili vengono importati.» Sono 2,5 milioni di tonnellate il pesce pescato localmente, le restanti 5 milioni di tonnellate infatti sono di importazione.

«Non è sempre stato così. Il Mediterraneo possedeva una quantità di stock ittici superiore alle necessità, che supportava intere comunità e forniva un elemento chiave della famosa dieta salutare mediterranea. Dal polpo al tonno rosso, dai gamberi di acque profonde al pesce spada, tutto il pescato proveniva dal mare antistante». La causa è da ricercare principalmente in una gestione inefficiente della pesca degli ultimi 50 anni, unita ai metodi industriali e alle attività non dichiarate e non regolamentate, che hanno avuto un peso sempre maggiore associate ai fattori ambientali.

In quanto consumatori anche noi possiamo contribuire ad un’inversione di marcia e aiutare l’ecosistema ad una via più equilibrata:

  • pesca in modo sostenibile
  • assaggia la diversità, specie locali che vengono pescate di meno, ma che possono costituire un’alternativa deliziosa, o pesce locale allevato con un’acquacoltura sostenibile
  • fai scelte consapevoli
  • crea nuovi mercati

Educare i consumatori riguardo alle loro scelte può non essere facile, specialmente se abitudinari, ma risulta fondamentale per salvare e ripristinare gli stock ittici nel Mediterraneo, e non solo!